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14 Giu 23.38
LA DEMOCRAZIA FERITA
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 Giovedì 10 Giugno, al Senato, si è portato a termine, con l’approvazione del ddl sulle intercettazioni più noto come legge bavaglio, un attacco deciso alla democrazia.

Attacco alla democrazia perpetrato con lucidità, nascosto e mascherato con l’idea di proteggere la privacy dei cittadini ma indirizzato, di fatto, a produrre ferite profonde nel nostro sistema democratico e in quello della giustizia.

Oggi questa norma non rappresenta certo la priorità per il nostro Paese, stretto nella morsa della crisi economica ed occupazionale, ma il Governo ha deciso, ugualmente, di accelerare i tempi della sua approvazione.

E’ proprio questa urgenza la prima ferita. Perché tanta fretta? Perché proprio ora che stanno emergendo gravi indizi di corruzione e di malaffare legati agli ultimi grandi avvenimenti politico istituzionali?
Ci aspettavamo un atteggiamento molto diverso. Un sussulto di orgoglio e legalità che andasse a colpire con forza i corruttorie i corrotti, che ridesse dignità e autorevolezza alle istituzioni e che fugasse ogni possibile dubbio sull’operato dei nostri amministratori per non cadere in un’altra tangentopoli. Invece il Governo fa una scelta diversa, difensiva e arrogante e diventa quindi lecito chiedersi per quali oscuri motivi....
In evidenza
23 Apr 12.10
25 Aprile 2010 Continuare a ricordare per darci un futuro
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 Il 25 aprile era fino ad un po’ di anni fa, considerata una data molto significativa per l’Italia. Data celebrata e ricordata come fine di una dura e pesante dittatura e come l’inizio di una nuova era di democrazia.
Oggi per scelte politiche e forse perché distratti da molto altro, questa data non ha quasi più significato se non come dato storico.
Noi no, noi siamo ancora tra quei cittadini e tra quelle organizzazioni che credono, con convinzione, nella forza della memoria, non perché ci piaccia ricordare sofferenze o tristi momenti della storia d’Italia, ne perché amiamo ricordare drammi che molte volte sono pure drammi famigliari, ma perché siamo convinti che solo ricordando gli errori commessi ci si pone nella condizione di non più rifarli.
Questo nostro convincimento è ancora più forte oggi se guardiamo alla nostra società, se siamo attenti a tutto quanto sta avvenendo, ai cambiamenti che piano piano, in modo subdolo, stanno modificando sia la carta costituzionale che la vita delle persone.
Non si può negare infatti che stiano sempre più crescendo sintomi di insofferenza verso le persone non comuni, verso i diversi, i barboni, gli stranieri, gli omossessuali, che rappresentano categorie di persone guardate con sospetto quando addirittura non messe al bando; i valori forti, quei valori che derivano alla nostra appartenenza alle radici cristiane, si sono annacquati, non rappresentano più la pietra miliare su cui costruire una cittadinanza solidale. Germi di unanimismo si sono annidati in modo permanente all’interno della vita politica del Paese, creando guasti alla democrazia ed infine oggi più di ieri, prevale su tutto il valore del potere e del denaro....
In evidenza
14 Apr 12.53
DIONIGI TETTAMANZI: Fate risplendere il volto umano del mondo del lavoro
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Grazie dell’invito che mi avete rivolto a partecipare a questa vostra Conferenza Organizzativa Programmatica. L’ho accettato volentieri, anzitutto per il vostro impegno ecclesiale e civile, e poi perchè questa Conferenza si situa nel contesto dell’anno europeo di lotta alla povertà e per l’inclusione sociale.
Due domande mi sono venute, spontanee, immediate. La prima: che cosa chiedete al Vescovo? Che cosa vi aspettate da lui? E la seconda: io Vescovo che cosa vi posso o vi devo dire?
Sono domande legittime, direi necessarie, perché siete impegnati nel mondo del lavoro come Acli, come laici – uomini e donne – cristiani.
Alla prima domanda tocca a voi rispondere. Alla seconda a me. Ora la mia risposta passa attraverso alcune riflessioni, che vorrei condividere fraternamente con tutti voi: riflessioni destinate a suscitare uno spirito, ad alimentare un atteggiamento profondo, senza ovviamente entrare in modo diretto negli aspetti più propriamente operativi, organizzativi e tecnici.

1. Il cristiano e la scelta dei poveri

La prima riflessione riguarda – e qui ricorro a un termine ecclesiale, d’indubbia fortuna linguistica anche se forse meno sul piano pratico –: l’opzione preferenziale per i poveri. Un qualcosa – dico subito – che se ha una valenza religiosa-spirituale-etica, ne ha pure una specificamente sociale e politica.
Cito dal Concilio: “La misericordia verso i poveri e gli infermi come pure le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare le necessità umane d’ogni genere sono tenute dalla Chiesa in particolare onore (in honore habeantur ab Ecclesia) (Apostolicam actuositatem, 8).
Non può essere diversamente, perché questa è la precisa volontà di Cristo Signore, la sua grazia e il suo comandamento....
In evidenza
25 Mar 12.00
La responsabilità di questo voto
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 LE ELEZIONI REGIONALI : UNA SCELTA DI VALORI
Siamo ormai alla scadenza di questa nuova tornata elettorale, che si terrà il 27/28 p.v. che ci chiama a scegliere chi governerà il nostro Piemonte per i prossimi 5 anni.

Al di là di ogni considerazione ideologica, credo che ogni cittadino sia chiamato ad esprimere più che una preferenza per uno schieramento politico, la scelta degli uomini/donne a cui affidare il governo politico della Regione.

Proprio per questo quindi le Acli piemontesi chiamano i cittadini ad andare a votare e a esprimere la propria preferenza per quei candidati che meglio esprimono i valori e le convinzioni che, come credenti, riteniamo irrinunciabili.

Vi sono due caratteristiche che consideriamo preliminari che devono essere patrimonio di un buon Politico, l’onestà, che non è solo non rubare, ma si dispiega anche nel trasparente rapporto con gli elettori e nelle scelte politiche che si vanno a fare che devono essere mirate ai bisogni delle persone.
La seconda caratteristica deve essere la coerenza e la serietà con cui si va a svolgere il proprio compito, una coerenza che deve essere misurabile e concreta, una serietà nel lavoro duro e quotidiano.

Ci hanno ricordato i Vescovi che per un credente esistono valori irrinunciabili, valori che debbono e possono guidare l’azione politica di ogni Amministratore, nel rispetto delle diversità di espressione politica e della laicità dello Stato, convinti che quello a cui si è stati chiamati è il lavoro per il “Bene comune”.

La nostra preferenza deve quindi andare a quei candidati che, nell’esercizio pubblico della loro mansione, nelle loro azioni politiche, sono stati in grado di dare visibilità a quei valori e ad esprimere una politica davvero rispettosa delle persone....
In evidenza
19 Gen 12.35
Domenica 24 gennaio in tutte le Chiese italiane Le Acli invitano i propri iscritti ad aderire con generosità alla raccolta straordinaria indetta dalla Conferenza episcopale italiana per il 24 gennaio
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In evidenza
21 Dic 2009
AUGURI
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In evidenza
18 Nov 2009
Portare la croce come Gesù Cristo
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 Di Gianni Girardo

Nei giorni scorsi è stata forte la polemica sulla sentenza della Corte Europea, che stabiliva che nelle scuole non andasse più appeso  il Crocefisso, polemica che ancora continua.
Da subito si è scatenata una forte protesta verso quella decisione, protesta dei Vescovi, di rappresentanti del Governo e dei partiti e da alcuni settori della Società Civile.
Tutti hanno lamentato un profondo disagio verso una sentenza che “ mina nel profondo le radice cristiane della Comunità Europea”
Forte è stata la presa di posizione del nostro Governo, tant’è che immediatamente è stato presentato un ricorso avverso a tale sentenza.
La rapidità della reazione governativa ha creato in me un certo stupore,. Visto i tempi normalmente impiegati per prendere decisioni che riguardano la vita degli Italiani, vedi ad esempio le misure anti crisi.
A questo punto della vicenda mi sento però sollecitato come Cristiano e come presidente di una Associazione che fa della fedeltà al Vangelo la sua guida nell’agire, e mi piace pertanto porre all’attenzione di tutti alcune mie riflessioni....
In evidenza
22 Set 2009
Afganistan: il giorno dopo il lutto
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Siamo fortemente colpiti dalla terribile tragedia successa in Afganistan, tragedia che ha spazzato via le vite di sei soldati Italiani e di almeno venti civili afgani, e partecipiamo al dolore delle famiglie colpite, sia quelle dei nostri soldati che quelle afgane.
Nonostante questo dolore, crediamo di dover sollecitare anche noi, come già hanno fatto molti altri, l’avvio di una seria riflessione sul mandato affidatoci dall’ONU.
Certamente non siamo a chiedere il ritiro delle truppe in modo incondizionato, ne possiamo mettere in dubbio la validità dell’intenzione iniziale che le Nazioni Unite avevano assegnato a questa missione: abbattere il terrorismo e ripristinare la democrazia in Afganistan.
Con questa chiarezza anche l’Italia ha inviato, con profonda convinzione, il proprio contingente di soldati in quel Paese....
In evidenza
18 Maggio 2009
IMMIGRAZIONE: QUANDO PREVALE LA PAURA
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di Gianni Girardo

In questi ultimi giorni, il Governo, attraverso le scelte del ministro Maroni e le dichiarazioni del Premier Berlusconi, ha definitivamente gettato la maschera, mostrando al mondo intero una faccia profondamente solcata dalle rughe dell’intolleranza, della mancanza di umanità e del razzismo.
La politica scelta dal Governo per il controllo dell’immigrazione, cavalca un sentimento vero di paura che risulta alquanto diffuso nel nostro paese: Paura dovuta a fatti criminosi successi in questi ultimi tempi, ma alimentata sia dai media, sia da alcune dichiarazioni di rappresentanti del governo.
Questa politica è stata presentata come necessaria per dare più sicurezza ai cittadini, per rendere i nostri territori più vivibili, ma è proprio su questo terreno che emergono, a mio avviso, contraddizioni e dubbi sulla sua utilità.
Le norme approvate introducono il del “reato di clandestinità”, misura che se venisse applicata vedrebbe ridursi una buona parte della mano d’opera che oggi lavora nel nostro paese, e che per questioni burocratiche non è ancora riuscita a regolarizzarsi.Norma quindi che rischia di dare più danni che benefici in quanto esiste il rischio che a pagare, cioè a dover tonare a casa per non andare in carcere, siano quegli immigrati che un lavoro c’è l’hanno, mentre quelli che eventualmente delinquono, continueranno a stare nell’ombra e probabilmente non saranno neanche cercati in quanto sconosciuti.
Ancora nel pacchetto sicurezza vengono introdotte le “ ronde” demandando ai sindaci il compito di regolamentarne lo scopo e le azioni, ronde che dovranno agire sotto il controllo delle forze dell‘ordine, con un maggiore lavoro per le stesse.
Ma la follia era rappresentata dall’introduzione dell’obbligo di denuncia dei medici che curavano un clandestino, norma cancellata a seguito di forti proteste; se introdotto questo obbligo, avrebbe prodotto un allontanamento dalle cure dei clandestini producendo di fatto un aumento del rischio di malattie.
Le Acli Piemonte sono contrarie a queste norme del pacchetto sicurezza approvate perché produrranno non l’auspicato aumento della propria sicurezza, ma un aumentare della diffidenza verso gli stranieri con il rischio di un l’eventuale moltiplicarsi di linciaggi, di malvessazioni e altre forme di prepotenza, da parte di giovani scellerati, convinti di avere il diritto all’auto difesa dettato dalla razza e dal proprio essere “ di casa”....
In evidenza
23 Apr 2009
"la Costituzione non è un residuato bellico". Napolitano a Torino in vista del 25 Aprile
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Spero non vi stupirà che io parta, in questa mia riflessione, da un racconto personale. Sono in effetti convinto che non sia superfluo ricordare – anche col contributo di chi può darne testimonianza – di quale storia sia figlia la nostra democrazia repubblicana, e quella Costituzione che ne rappresenta insieme lo spirito, l’impalcatura e la garanzia. Non è superfluo vista la leggerezza con cui si assumono oggi atteggiamenti dissacranti e si tende a mettere in causa un patrimonio di principi che ha costituito per l’Italia un’acquisizione sofferta collocandola nel grande solco del pensiero e del progresso liberale e democratico dell’Europa e dell’Occidente.
Parto dunque dal racconto personale.
Avevo appena compiuto diciott’anni quando il 25 luglio del 1943 fui, come tutti gli italiani, raggiunto via radio a tarda sera dalla fulminante, imprevedibile notizia della caduta di Mussolini. Imprevedibile anche nella forma, che aveva un sapore di rito antico, da lungo tempo dimenticato : accettazione, da parte del Capo dello Stato, delle dimissioni del Capo del governo. Si seppe poi che il dimissionamento di Mussolini era stato provocato dal fatto, anch’esso inaudito, di un voto di sostanziale sfiducia adottato, con sorprendente procedura democratica, dal massimo organo dirigente del Partito al potere, di cui Mussolini era sempre stato arbitro assoluto. Al fondo di quei pur imprevedibili eventi vi era naturalmente una crisi profonda via via maturata nel rapporto tra il paese e il fascismo, a cominciare dal suo capo, per effetto dell’andamento disastroso della guerra da lui irresponsabilmente voluta, e del peso sempre più insopportabile delle sofferenze inflitte alla popolazione. Di questo ero stato anch’io testimone e partecipe vivendo l’odissea dei cento bombardamenti che avevano colpito la città di Napoli.
La notizia della caduta di Mussolini e del suo governo suscitò perciò un immediato senso di liberazione: dal fascismo e, ci si illuse, dalla guerra. Torno con la mente alla sera del 25, e ancora ricordo come condivisi con l’amico che mi era più vicino quel momento di eccitazione e di euforia. Avevamo già da tempo maturato, insieme con altri della nostra generazione, non solo la più radicale contrapposizione al fascismo ma anche la convinzione, cui pure non era stato facile giungere, che la salvezza per l’Italia potesse venire solo dalla sconfitta ad opera delle forze alleate. E in effetti fu determinante l’avvicinarsi delle forze anglo-americane, dalla fine del 1942, al territorio italiano fino ad invaderlo e percorrerlo a partire dal Sud, dalla Sicilia.
Le posizioni cui ero venuto aderendo da quando nel primo semestre del 1942, frequentando l’ultimo anno di liceo a Padova, avevo scoperto la politica e l’antifascismo, potei ritrovarle e approfondirle nel gruppo di giovani di cui entrai a far parte iscrivendomi all’Università di Napoli. Ma quelle posizioni non potevano abbracciare le conseguenze che avrebbe avuto il ritiro dell’Italia sconfitta dalla alleanza con la Germania nazista. All’indomani della liberazione di Napoli dal terrore tedesco e dell’arrivo delle truppe alleate alla fine di settembre del 1943, ebbi la percezione più diretta della condizione durissima in cui era precipitata la mia città, chiamata a vivere, dopo la liberazione, l’esperienza dell’occupazione americana : un’esperienza caotica e febbrile, per il “saltare del coperchio” – secondo il ricordo e la descrizione dell’allora giovanissimo scrittore Raffaele La Capria – per il cessare della lunga “costrizione (parole, sempre, di La Capria) del regime, della guerra, dei bombardamenti quotidiani, della paura, della fame, dell’isolamento.”...
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