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LA DEMOCRAZIA FERITA
Il commento del Presidente Gianni Girardo
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 Giovedì 10 Giugno, al Senato, si è portato a termine, con l’approvazione del ddl sulle intercettazioni più noto come legge bavaglio, un attacco deciso alla democrazia.

Attacco alla democrazia perpetrato con lucidità, nascosto e mascherato con l’idea di proteggere la privacy dei cittadini ma indirizzato, di fatto, a produrre ferite profonde nel nostro sistema democratico e in quello della giustizia.

Oggi questa norma non rappresenta certo la priorità per il nostro Paese, stretto nella morsa della crisi economica ed occupazionale, ma il Governo ha deciso, ugualmente, di accelerare i tempi della sua approvazione.

E’ proprio questa urgenza la prima ferita. Perché tanta fretta? Perché proprio ora che stanno emergendo gravi indizi di corruzione e di malaffare legati agli ultimi grandi avvenimenti politico istituzionali?
Ci aspettavamo un atteggiamento molto diverso. Un sussulto di orgoglio e legalità che andasse a colpire con forza i corruttorie i corrotti, che ridesse dignità e autorevolezza alle istituzioni e che fugasse ogni possibile dubbio sull’operato dei nostri amministratori per non cadere in un’altra tangentopoli. Invece il Governo fa una scelta diversa, difensiva e arrogante e diventa quindi lecito chiedersi per quali oscuri motivi.

La seconda ferita è stata inferta con l’apposizione della fiducia sul testo in discussione. Una fiducia messa certamente per accelerare i tempi ma soprattutto per evitare spaccature all’interno della stessa maggioranza e per impedire un confronto parlamentare che avrebbe potuto porre rimedio ad alcuni dei problemi che crea questa legge. Alla faccia del rispetto delle regole democratiche.

Ma proprio il merito del ddl approvato pone seri dubbi sulla effettiva volontà della maggioranza, incidendo profondamente su due aspetti che sono il portato fondamentale di ogni democrazia. La liberta di informazione e il bisogno di una giustizia equa.

Rispetto al diritto di informazione il ddl viola due aspetti: uno riguarda il diritto dei mezzi di informazione di esercitare in libertà il proprio ruolo; l’altro è il nostro diritto ad essere informati, in particolare su quanto riguarda chi ci amministra. Il corto circuito è evidente:sapere è la prima forma di controllo democratico che un popolo esercita sui propri governanti e se ciò è impedito non ci rimane che la propaganda di partito per giudicarne l’operato.
Ora la nuova norma impedisce alle agenzie di informazione di scrivere dei procedimenti in corso, di portare a conoscenza di possibili corruttele se non dopo molti anni. Il rischio è un ulteriore imbarbarimento della vita politica e la fine dell’etica in politica.

Infine proprio questa norma rischia seriamente di compromettere tutte quelle azioni di ricerca della verità tramite le intercettazioni, che insieme ad altri strumenti di indagine, hanno permesso negli anni di ottenere grossi risultati anche nella lotta alla criminalità organizzata.
Se infatti non solo i magistrati ma anche le forze di polizia sono in fermento contro queste norme, vuol dire che loro stessi credono che lo stesso rappresenti un limite e un vincolo per il lorooperare e che il loro lavoro ne risulti pertanto fortemente penalizzato.

Noi speriamo che nella lettura alla Camera, il Governo rinsavisca e consenta di apportare le opportunemodifiche al testo originale, atte a rendere più efficace il ddl per la lotta alla corruzione e per la sicurezza dei cittadini.

Ciò detto credo che a noi cittadini spetti oggi il difficile compito di vigilare con estrema attenzione e qualora si andasse ad una approvazione definitiva del ddl, senza modifica alcuna, di mettere in campo tutte quelle azioni democratiche, che ci permettano di riprendere per davvero il nostro ruolo di garanti e di far valere la nostra volontà popolare.


Il Presidente Regionale ACLI Piemonte
Gianni Girardo
 
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