La Conferenza Organizzativa e Programmatica Nazionale Acli, riunita a Milano dall’8 al 10 Aprile 2010 sul tema SENTINELLE DEL TERRITORIO, COSTRUTTORI DI SOLIDARIETA’
• approva la relazione introduttiva del Presidente Nazionale Andrea Olivero
• fa proprie le analisi e le indicazioni fornite dalla relazione organizzativa del Responsabile nazionale Funzione Sviluppo Associativo P.Paolo Napoletano e dalla relazione programmatica della Responsabile nazionale Funzione studi M.Grazia Fasoli
• prende atto dei contenuti e delle proposte scaturite dal percorso delle regioni e delle province formulate nelle mozioni territoriali
• assume le sintesi dei quattro gruppi di lavoro su “Territorio e circoli: il nostro modello organizzativo” – “Aclisti degli anni 2000: la nostra identità associativa” – “Democrazia associativa e governance di sistema” – “Servizi e imprese: le Acli per una nuova economia”
• accoglie le proposte evidenziate nel documento dell’Assemblea dei presidenti regionali
• impegna l’intero sistema aclista a realizzare nella seconda parte del mandato gli obiettivi strategico-programmatici condivisi nel percorso della Conferenza organizzativa e programmatica.
Le Acli, fedeli alla loro storia e alla loro vocazione, interpretano l’essere “sentinelle del territorio e costruttori di solidarietà” anzitutto come capacità di animare le comunità tessendo legami solidali, promuovendo azione sociale condivisa, educando alla partecipazione democratica e alla cittadinanza attiva.
A fronte di un individualismo crescente e a conflitti identitari, religiosi, economici e sociali, le Acli individuano nel territorio lo spazio privilegiato di questa nuova sfida assumendola nella sua dimensione di apertura e di accoglienza, oltre ogni particolarismo e localismo. Il nostro radicamento territoriale, le nostre strutture di base, i nostri circoli, le associazioni specifiche e professionali, i servizi e le imprese sociali sono chiamati ad una nuova stagione aggregativa per essere costruttori di ponti, promotori di dialogo, osservatori sociali al servizio delle persone, a partire da quelle più svantaggiate o a rischio di esclusione, nella loro quotidianità.
Il territorio non ha bisogno di guardiani, quanto piuttosto di esploratori e custodi capaci di intercettare e ascoltare i bisogni, di interpretare vocazioni e risorse, di suscitare speranze orientandoli ad un protagonismo propositivo e al bene comune.
E’ il nostro modo di vivere la polis, è il nostro modo di contribuire alla rinascita della politica!
L’Anno Europeo del contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, costituisce per noi l’ulteriore occasione per ribadire la dignità della persona e la centralità del lavoro. La negazione di questo diritto umano fondamentale, che colpisce oggi in modo particolare giovani, donne, famiglie italiane ed immigrate genera povertà materiale e relazionale, sfiducia nel futuro, indebolimento dei legami sociali.
Le Acli partono altresì dalla consapevolezza che la povertà non è uno status, ma il risultato di un processo non riconducibile alla sola disponibilità di reddito, all’instabilità lavorativa, all’incertezza sulle garanzie sociali ed economiche acquisite.
Occorre pertanto saper cogliere l’impoverimento nell’emersione di nuovi profili di rischio che colpiscono le famiglie numerose, gli anziani soli, le persone non autosufficienti, nonché i ceti medi tradizionalmente garantiti.
Questi fenomeni chiamano in causa l’intero nostro modello di sviluppo, come chiaramente indicato nell’Enciclica Sociale “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI.
Vogliamo essere costruttori di solidarietà non solo per correggere le distorsioni di un capitalismo senza regole, ma per civilizzare il mercato e umanizzare l’economia, anche attraverso la gratuità, il dono, la competenza delle risposte ai bisogni e la promozione di esperienze di economia sociale.
Vogliamo agire in una logica non riparatoria, ma generativa di nuova socialità che promuova coesione, rinnovamento della politica e della rappresentanza, sviluppo del Mezzogiorno e dunque dell’intero Paese. Un’Italia più giusta per le famiglie, per i giovani, per le donne, per gli anziani; un’Italia più accogliente per gli immigrati. E’ il” grande compito” a cui sono chiamati oggi gli aclisti del XXI secolo, a cui è sollecitata la nostra Associazione come soggetto protagonista nel Terzo Settore.
Nuove forme organizzative di presenza e azione sociale capaci di testimoniare il nostro essere laici cristiani impegnati nei luoghi cruciali delle vecchie e nuove povertà, fedeli al Vangelo e coerenti con le indicazioni del Magistero Sociale della Chiesa.
Nel quadro di una strategia di Sistema, integrata e condivisa, in riferimento ai quattro ambiti cruciali precedentemente citati, le Acli assumono i seguenti impegni:
“Territorio e circoli: il nostro modello organizzativo”
Il radicamento territoriale della nostra Associazione è una ricchezza unica ed una risorsa strategica fondamentale. Siamo una delle poche associazioni che ha una presenza capillare radicata su tutto il territorio nazionale. Ci riconosciamo nei volti dei nostri tesserati, nei legami delle nostre comunità locali, nelle storie dei nostri circoli, palestre di democrazia, luoghi di promozione di servizi ed imprese sociali, ambiti di sperimentazione di dialogo e fraternità. Abbiamo il compito di interrogarci sulle ragioni della nostra presenza e coniugarle con il nostro multiforme modello organizzativo che vede, accanto ai tradizionali luoghi associativi, ulteriori modelli di presenza concentrati sui servizi o su ambiti specifici di impegno. Per tutti vi è la necessità di confrontarsi costantemente con la mission associativa, di verificare la coerenza dell’azione con i valori fondanti delle Acli.
Si tratta allora di valorizzare la partecipazione personale dei nostri soci e ampliare il radicamento territoriale dei nostri circoli, di individuare le risorse economiche ed organizzative da investire nella cura delle strutture territoriali e del sistema associativo, di rinnovare ed integrare i modelli comunicativi e formativi dei responsabili territoriali dello sviluppo associativo. Si impegnano gli organi a :
• Promuovere nuove realtà di base anche attraverso la costituzione di un apposito “fondo nuovi circoli”;
• Costituire in ogni sede provinciale la Funzione Sviluppo Associativo di Sistema, integrando e potenziando le diverse associazioni specifiche esistenti. Il circolo deve diventare la casa comune di tutte le esperienze associative realizzate nel nostro sistema aclista;
• Concentrare le risorse progettuali di sistema (5X1000, L. 383...) su iniziative di sviluppo associativo (circoli innovativi, punto famiglia, formazione quadri...);
• Incentivare economicamente le sedi provinciali che investono nello Sviluppo Associativo impiegando persone dedicate alla diffusione del radicamento nel territorio ;
• Rafforzare l’Ufficio Circoli nazionale per garantire una concreta assistenza alle strutture di base rispetto a tutti gli adempimenti di legge;
• Promuovere corsi formativi a tutti i livelli per responsabili allo sviluppo associativo;
• Valorizzare le esperienze e le pratiche di azione volontaria già operanti e sedimentate, a partire da quelle dei promotori sociali del patronato, dei volontari delle Acli, dei soci della Fap, dei giovani del servizio civile volontario, quali forme di partecipazione, di cittadinanza attiva e di coesione sociale.
“Aclisti degli anni 2000: la nostra identità associativa”
Le nostre tre fedeltà vanno interpretate e alimentate nel tempo e nelle pluralità di esperienze con lo studio della storia associativa, con la tensione e la passione, i pensieri e le azioni. Ciò si rende oltremodo necessario considerando la ricchezza di azioni, servizi ed opere che ogni giorno si offrono e si promuovono al servizio delle persone e delle comunità ma soprattutto alla luce del fatto che è solo nella condivisione di valori, di visioni sulla vita e sul futuro che si cementano le relazioni associative e la motivazione all’impegno civico e sociale.
Finito il tempo delle ideologie e delle grandi narrazioni collettive, la nostra vita associativa ci chiede di vivere responsabilmente in questo tempo storico, di alimentare costantemente la passione per le persone e per i problemi sociali e politici interrogandoci sul carattere distintivo, la peculiarità e il valore aggiunto del nostro operare nella società al servizio di chi non ha né voce né rappresentanza. Peculiarità e specificità e originalità aclista che aprono in modo incondizionato all’altro, al prossimo.
Se è vero che le Acli, nel complesso, rimangono un soggetto riconosciuto e visibile, va tuttavia rafforzata la percezione della loro identità associativa.
Per realizzare una svolta si propone di promuovere:
- la formazione permanente quale parte integrante del nostro modo di fare azione sociale, vicina ai bisogni ed alle esigenze dei territori a partire dai circoli. Proposte formative condivise e non calate dall’alto in grado di alimentare, a partire dagli organi e dai dirigenti politici e tecnici, discernimento, spirito critico, passione sociale, scambio e confronto sui problemi nonché condivisione di esperienze con altre realtà associative.
- la comunicazione che deve aprirsi maggiormente all’uso delle potenzialità di internet e dei linguaggi giovanili. Ma occorre anche un più forte impegno a ascoltare e assumere l’esperienza sociale di chi fa le Acli sul territorio, recependo informazioni e elaborazioni dalle province.;
- la spiritualità che non si limiti a occasioni di rito ma si alimenti nella radicalità evangelica. L’impegno dei laici riscopra la vitalità della lezione conciliare anche nelle differenti forme di partecipazione alla vita delle nostre chiese diocesane, degli uffici pastorali e delle parrocchie;
Inoltre va riscoperta la nostra dimensione politica e l’essere movimento capace di coltivare l’inquietudine, di indignarsi per le ingiustizie e le dimensioni di sofferenza, e esporsi con libertà nel confronto e nella critica delle coalizioni politiche e del governo delle istituzioni.
“Democrazia associativa e governance di sistema”
Democrazia e governance del nostro sistema, che comprendono le associazioni specifiche, le imprese e i servizi sono due facce della stessa medaglia e non possono in alcun modo essere tra loro disgiunte, pena lo stravolgimento della nostra organizzazione. Le Acli come sappiamo nascono democratiche e negli anni scelgono la democrazia come parte rilevante della propria identità.
La democrazia associativa e la governance di sistema agiscono su più livelli e interessano dinamiche sia interne sia esterne alle Acli, verticali e orizzontali nel sistema associativo e nei servizi.
Le Acli devono avere la capacità di assumere questa complessità per sviluppare consapevolmente un ruolo a tutti i livelli organizzativi, semplificando i processi e favorendo la crescita della democrazia associativa.
A sua volta parlare di governance di sistema implica individuare le forme organizzative più adeguate per garantire la partecipazione, la trasparenza e l’efficacia delle nostre azioni.
Si impegnano gli organi a:
- impegnare il livello nazionale dell’associazione a monitorare il rispetto degli adempimenti delle sedi;
- restituire centralità agli organi statutari a partire dai consigli regionali e provinciali, affidando ad essi anche il compito di essere osservatori sociali del territorio, per valorizzare il loro ruolo e della loro responsabilità politica;
- attivare la pianificazione regionale e l’integrazione di sistema in una logica di sussidiarietà e di supporto alle esperienze provinciali;
- ridefinire la ripartizione delle risorse del 5X1000 e le atre risorse di sistema da destinare alle province e alle regioni in modo da favorire una migliore valorizzazione dei territori;
- implementare a livello regionale la funzione sviluppo associativo intesa come coordinamento dei responsabili provinciali per l’ottimizzazione delle politiche associative sia come capacità di avviare una feconda relazione istituzionale con l’Ente Regione attiva sul fronte delle politiche dell’associazionismo ;parimenti va perseguita la istituzionalizzazione delle funzioni Formazione e politiche sociali .
“Servizi e imprese: le Acli per una nuova economia”
Assumersi responsabilità economiche e finanziarie significa assumersi anche responsabilità sociali: per questo occorre essere saggi, competenti, agendo all’interno di regole definite che dobbiamo prima condividere e poi scrivere. Non sarà solo una dichiarazione di intenti a garantire eticità e correttezza, quanto un’architettura di sistema che preveda pesi e contrappesi, regole e limiti all’interno di una visione unitaria e strategica. A questi compiti non si può derogare, sia per rispetto alla nostra tradizione, alla nostra credibilità, alle persone che coinvolgiamo.
Si impegnano le Acli a:
- produrre una carta dei valori che orienti con chiarezza e semplicità la gestione delle imprese e dei servizi; un codice etico che definisca alcune regole di gestione delle azioni economiche e finanziarie; tali documenti devono contenere criteri per consentire una verifica;
- rendere esecutiva, tenendo presenti le diversità territoriali e i diversi sviluppi temporali, la chiara distinzione tra sfera tecnica-operativa (di gestione) e sfera politica (di linea), secondo un modello duale che definisca le rispettive competenze, le responsabilità economiche e finanziarie e, soprattutto, la gestione dei rischi tra i diversi soggetti locali e nazionali. In questo ambito occorre in particolare un deciso cambiamento di passo che, a partire dal livello nazionale, configuri un’unitaria visione politico-strategica dei servizi, fondata sulla rigorosa distinzione tra management gestionale e dirigenza politica;
- procedere ad un percorso di integrazione di sistema che non si limiti a sommare esperienze, ma individui alcuni passaggi specifici comuni tra cui: un’unitaria regia nell’allocazione delle risorse (es. personale, investimenti ecc.); alcuni luoghi permanenti di interfaccia (definizione di strategie imprenditive comuni, attraverso il confronto con i direttori dei servizi), l’unificazione dei software (funzionale anche alla lettura integrata dei bisogni dei soci e degli utenti); un’unitaria formazione d’ingresso per il personale e per i volontari; la possibilità di verificare forme di integrazione quale la carta d’accesso ai vari servizi (anche su base familiare);
- consolidare l’esperienza dei Punto Famiglia quale forma di rigenerazione delle strutture di base e laboratorio di verifica dell’integrazione di sistema;
- incentivare nuove forme di imprenditorialità sui territori, con particolare riferimento al modello cooperativo, chiedendo al livello nazionale di fornire un supporto strategico (es. linee guida);
- promuovere un nuovo welfare rurale, rigenerativo di funzioni e protagonismi, nell’ottica di sostenere un’agricoltura espressione diretta delle vocazioni territoriali in agricoltura.
In una logica di governance associativa e di sussidiarietà reale si impegna l’Associazione a:
- dare attuazione al dettato statutario modificato in Congresso in relazione ai compiti delle regioni e dar vita ai regolamenti attuativi del processo di governance da varare in Consiglio nazionale, previo un necessario confronto con la Presidenza nazionale nelle more degli eventuali modifiche statutarie in sede congressuale.
- istituzionalizzare l’assemblea dei Presidenti regionali che deve acquisire lo status di Tavolo Permanente chiamato insieme alla Direzione e al Consiglio nazionale a collaborare e a confrontarsi con la Presidenza nazionale sulle questioni relative ai livelli territoriali.